Monte Pasubio, nel cuore di uno dei teatri della Grande Guerra

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Monte Pasubio, nel cuore di uno dei teatri della Grande Guerra

Agli alpini che si recheranno a Trento, in fase di avvicinamento, consigliamo come meta da non mancare un pellegrinaggio sul Monte Pasubio. Il massiccio si trova al confine tra le province di Trento e di Vicenza.

Situato sulla linea del fronte della prima guerra mondiale e teatro di lunghi ed aspri combattimenti tra le truppe italiane ed austriache, il Pasubio conserva numerose testimonianze di quel periodo.

Il suo possesso avrebbe significato la conquista della pianura vicentina da parte degli austriaci senza ulteriori ostacoli, e, in prospettiva, sorprendere alle spalle l’esercito italiano. E per questo che durante la prima guerra mondiale il monte Pasubio (la cima Palòn si spinge a quota 2235) fu cosi importante: perdere il controllo di quelle pareti di roccia a strapiombo che separano il Trentino dal Veneto avrebbe certo contribuito a cambiare le sorti del conflitto. Nessuna delle due parti se lo poteva permettere, e questo spiega il tributo di sangue versato.

Lo celebra la zona monumentale in località Porte di Pasubio (m 1934), a cavaliere del confine fra le due regioni, cui si sale in km 10.5 da Pian delle Fugazze percorrendo la galleria d’Havet e la strada degli Eroi (sono due delle infrastrutture create appositamente durante la guerra): i 30 cippi ricordano i reparti distintisi nei combattimenti, mentre vicino al rifugio Papa un arco romano è stato dedicato ai caduti. Come pure, in km 2 a sud-est partendo dallo stesso Pian delle Fugazze, il sacrario ossario del Pasubio (m 1217; visite: estate 9-12 e 15-18; inverno 9-12 e 14-17), costruito nel 1926 per accogliere i resti di oltre 5000 soldati italiani e austriaci.

Per avere un’idea delle opere viarie realizzate basta scendere – sempre da Pian delle Fugazze – pochi km in Veneto sino a Ponte Verde e salire a sinistra verso il passo di Xomo: qui inizia la strada della I° Armata, aperta nella viva roccia nel 1917.

Sacrario Ossario del Pasubio in una foto d’epoca

 

Opere belliche

La zona storicamente più importante del Pasubio è stata dichiarata monumentale dal 1922. È delimitata da 30 cippi che ricordano i reparti che maggiormente si distinsero negli accaniti combattimenti e comprende il Dente Italiano, la Cima Palon e la vetta immediatamente a sud di detta cima. Le principali vie di accesso al Pasubio sono tre:

  • La strada degli Eroi che dal Pian delle Fugazze (1.162 s.l.m.) – galleria d’Havet al rifugio Gen. Papa, sbocca alle Porte del Pasubio (1.918 s.l.m.). Nel tratto a monte sono state collocate le lapidi ricordo dei 15 decorati di Medaglia d’Oro, della zona circostante, tra cui quelle dei trentini Cesare Battisti, Damiano Chiesa e Fabio Filzi;
  • La strada degli Scarubbi che dal Ponte Verde (901 s.l.m.), per Colle Xomo (1.058 s.l.m.), Bocchetta di Campiglia, si inerpica sino alle porte del Pasubio, ricollegandosi alla strada degli Eroi.
  • La più famosa via d’accesso al Pasubio è stata costruita nel corso della Prima guerra mondiale e rappresenta una delle maggiori opere belliche di tutto il conflitto, che non ha probabilmente pari in nessun luogo. Si tratta della Strada delle 52 gallerie, una mulattiera che permetteva all’esercito italiano il collegamento fra la base del monte e la zona alta al riparo dal tiro nemico (la già attiva strada degli Scarubbi era invece sotto il fuoco austriaco) e in ogni stagione dell’anno.

Un’altra considerevole opera bellica del Pasubio è costituita dal sistema sotterraneo dei due Denti. Si tratta di due speroni rocciosi che superano di poco i 2200 metri, sul crinale principale, posti l’uno di fronte all’altro, divisi da una selletta. Dopo le prime fasi del conflitto il dente meridionale (Dente Italiano) fu fortificato dagli italiani e quello settentrionale dagli austriaci, (Dente Austriaco) da cui i loro nomi. Si tratta di vere e proprie fortezze naturali, in cui furono scavati ricoveri, postazioni d’artiglieria e feritoie.

In particolare nella seconda fase del conflitto, in corrispondenza dell’inverno 1917-18, furono teatro di una guerra parallela denominata “guerra sotterranea” o “guerra delle mine“, in quanto da ambo le parti vi era il progetto di arrivare a far saltare con l’esplosivo le postazioni nemiche. Così ancor oggi è possibile individuare (con i dovuti mezzi e le dovute cautele, con la guida di un esperto) le gallerie austriache, con la Ellison che costituisce il tratto principale in direzione del Dente Italiano. Mentre quelle austro-ungariche seguivano un certo progetto iniziale, le gallerie italiane sono contorte e intricate, dovuto evidentemente al fatto che furono scavate come gallerie di contromina, per porre rimedio ai tentativi nemici di far saltare il Dente. Il Dente Italiano è inoltre collegato dalla Galleria Papa alla retrostante Cima Palon, il cui accesso è ben segnalato appena sotto il punto più alto del Pasubio.
La guerra di mine fu caratterizzata da numerosi scoppi e alterne vicende fino alla grande mina austriaca del 13 marzo 1918, quando cinquantamila chilogrammi di esplosivo squarciarono l’avamposto del Dente Italiano.

Un secondo, considerevole sistema sotterraneo si può individuare nel Monte Corno Battisti, così denominato in quanto fu teatro, nel 1916, della cattura da parte delle truppe imperiali dell’irredentista trentino Cesare Battisti, arruolato con il ruolo di tenente nel battaglione alpino Vicenza. L’entrata a questo labirinto sotterraneo è nota solo a pochi esperti, in quanto le gallerie del Corno denominato “Battisti” sono molto più pericolose e soggette a crolli rispetto a quelle dei due Denti.

Oltre alle numerose opere belliche secondarie che si possono trovare in numerose parti del Pasubio, dai ricoveri alle trincee, vi sono altre costruzioni successive al conflitto ma direttamente collegate ad esso.

Info tratte da Guide d’Italia del Touring Club Italiano e Wikipedia.org


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